Il primo incontro con "bau bau micio micio"
Ezioenzo.jpg (21743 bytes)Fra i vari partner avuti a "Striscia", con Enzino "bau bau micio micio" Iacchetti c'è un feeling particolare. Una simpatia nata subito, fin da nostro primo incontro al "Costanzo Show". Anche nelle pause continuava a dare del lei a Maurizio Costanzo con la sua solita mielosa riverenza che gli veniva ricambiata con divertenti maltrattamenti verbali.

Parlai di Iacchetti a Ricci, che fu ben lieto della mia disponibilità ad averlo come partner. Infatti il guru di Alassio, oltre ad averci fatto un pensierino come conduttore da sistemare al mio fianco, era martellato da un parente di Enzo, credo un barbiere, che vivendo nella stessa zona di Ricci non faceva che raccomandarglielo caldamente. Anzi, credo che gli abbia anche regalato due flaconcini antiforfora, una mantellina in plastica, utile per quando ci si taglia i capelli e un pettine da viaggio in simil tartaruga.

Stavo girando un film a Roma con Enrico Oldoini, e approfittai di un po' di tempo libero per incontrare Iacchetti a colazione al "Matriciano". Ormai era ufficiale la sua candidatura a condurre "Striscia" con me.

Vista la bella giornata estiva mangiammo all'aperto. Cominciammo subito a familiarizzare scherzando su tutto e tutti, come capita di solito fra comici, cabarettisti, insomma gente che campa sulla risata.

Mentre mi riempiva di domande sulla trasmissione e mi sgranellava le sue ansie, via via Enzo diventava sempre più distratto. Si guardava intorno circospetto, scrutava i camerieri, tastava il tavolo, alzava i bicchieri e i piatti, faceva domande sibilline ad Alberto, il titolare del ristorante. Dapprima pensai che soffrisse di qualche fobia da lago, essendo lui di Luino, nebbioso territorio che poiché ha dato i natali anche a gente come Boldi e Francesco Salvi, non genera persone troppo normali.

Quando Iacchetti però cominciò a smuovere i cespugli della siepe che ci separava dalla strada, poi a scrutare i cornicioni delle case circostanti, e a irrigidirsi quando qualche furbone rallentava o parcheggiava nei pressi del ristorante, non potei frenare la mia curiosità.

"Enzo ti senti bene? Non hai digerito l'abbacchio allo scottadito come antipasto? Devi dei soldi a Costanzo e hai paura che ti cucchi al ristorante mentre tu gli hai detto che non glieli puoi dare e non hai neanche i soldi per un toast?"

"No," mi disse con quel suo sguardo da setter a cui è scappato un fagiano già impallinato "ho paura che sia tutto uno scherzo. Che non sia vera la storia di "Striscia" e fra un po' saltino fuori le telecamere di "Scherzi a parte"."

In quel momento arrivò il conto. Che pagai io.

"Hai pagato tu? È la prima volta che uno del nostro mestiere mi paga la colazione. Non deve essere uno scherzo, mi sa che allora faccio "Striscia" per davvero…"

Quel giorno non ci furono le telecamere di "Scherzi a parte", al massimo metaforicamente quelle di "Scene da un matrimonio".

Non consumato.

E da quattro anni fra me e lui ne succedono di tutti i colori.